"Una fotografia introspettiva e surreale, ossessionata dal tempo. Legata al mondo sospeso tra il visibile e l'invisibile".
Per visionare le serie complete e/o per info su stampe, contattare: lamarea82@gmail.com.

mercoledì 23 gennaio 2019

Inside

Questa serie nasce come intima riflessione sui tormenti che risiedono nei fondali più nascosti della nostra anima inquieta, intorpidita in un fluire scomodo e contemporaneo, fatto da gabbie che ci imprigionano e matasse da sbrogliare per inseguire il barlume della nostra personale verità. Inside sono insediate lotte tra sfaccettature diverse della stessa personalità; spaccature; mostri da noi stessi generati, che ci tengono prigionieri con i loro artigli; direzioni (senza destinazione) da scegliere. L'unica scelta sensata - nel non senso - è seguire se stessi e liberarsi dai limiti imposti e autoimposti.




Maschera gabbia - Paola Tornambè


Mostro interiore - Paola Tornambè


Mostro esteriore - Paola Tornambè


Giocando col destino - Paola Tornambè


Pensiero - Paola Tornambè





La fotografia: "Mostro esteriore" è stata selezionata da F-Stop Magazine.







Inganni

La serie fotografica "Inganni" nasce da una collaborazione con il poeta Fabio Strinati, autore insieme a Italo Truzzi del libro: "Sguardi composti…e un carosello di note stonate", Apollo Edizioni, dove sono curatrice della prefazione. Viva e urgente l’esigenza di tradurre in immagini visive i testi poetici all’interno di questa schizofrenica raccolta, dove i tormenti del vivere contemporaneo (destinato alla deriva) espressi in versi trovano perfetta corrispondenza con la mia inquieta fotografia. L’intento è decodificare a più livelli il peggiore degli inganni: la vita, destinata a soccombere a causa del tempo che, inesorabilmente, fugge via. Un tempo fasullo, senza nessun presente, abituato a marcire giorno dopo giorno, in un mondo di perfidia.



L'oltre fuggitivo - Paola Tornambè


La giostra del tempo - Paola Tornambè


Colano candele in un orologio - Paola Tornambè


Chiome di strilli in urli sgolati - Paola Tornambè


Ombre nella moscacieca del disordine - Paola Tornambè




Della serie "Inganni" ha parlato Vilma Torselli nel suo interessantissimo spazio Artonweb.
Riporto una frase della Torselli che mi descrive molto bene: "Il mosso è per Paola Tornambè mezzo per esprimere la natura effimera di ogni rappresentazione, le sue immagini intrappolate in identità provvisorie sull'orlo della dissolvenza ci spingono verso una terra di confine tra creazione e distruzione, tra immagine e rappresentazione, tra interiorità ed esteriorità alla scoperta di una realtà da mettere in dubbio che, appena raggiunta, scivola tra le dita come sabbia, come una nuvola di fumo, come l'eco di suoni lontani".

La prefazione di "Sguardi composti...e un carosello di note stonate" si può leggere su On Tuscia.

Con le fotografie: "L'oltre fuggitivo" e "La giostra del tempo", sono stata selezionata da Grifio Art Gallery per la VII edizione di Odissea nell'Arte, esposizione collettiva al MuVi Roma, e successivamente ho vinto il CONCEPTUAL ARTIST 2018 della Webartexpo. 



martedì 22 gennaio 2019

Ossessioni

La serie "Ossessioni" è un' inquieta ed inquietante riflessione sulla beffe del tempo. Ci mette davanti alle nostre paure più inconsce, che ruotano intorno a quella, invece consapevolissima, della morte che ci attende. Sono tracce di fantasmi che riconosciamo già abitare in noi, maschere di scheletri che ci succhiano la vita ora dopo ora. Sono sorrisi e risate beffarde di spettri che deridono l'umanità. Ossessione del tempo che passa e ci lascia i suoi fantasmi addosso.




Io oltre io - Paola Tornambè


Maschera di scheletro - Paola Tornambè


Uomini vestiti di scheletri - Paola Tornambè



Alcuni degli scatti "Ossessioni" sono su Bagzine Photo, dove ho rilasciato un'intervista sulla mia fotografia.




Figure diluite

“Figure diluite” è il titolo di questa serie fotografica, dove per figure si intendono gli esseri umani, e con diluite il loro perdersi tra le rovine del tempo. La figura umana è riconoscibile, ma il corpo si scompone e diventa parte dello sfondo –  esterno. E’ qui che si consuma il dramma dell’esistenza umana: destinata a durare un solo istante, per poi dissolversi nel tempo e nello spazio che fagocita in un vuoto senza confini. Le figure diluite siamo tutti noi, incastrati in una vita che scorre in un continuum di lacerazione. Noi, fatti di passato e futuro nell’istante stesso presente. Un tempo senza presente. Scomposte creature, senza più soggettività, dove rimane solo la traccia, oggettiva, dell’essenzialità umana. Diventata parte della natura stessa e dello suo scorrere. Risultano immagini visionarie; fotografie che trattengono l’uomo: imprigionato in uno scatto che tuttavia è in grado di raccontare il suo essere in continua evoluzione.



Uomini ombra - Paola Tornambè


Moscacieca - Paola Tornambè


Sosta - Paola Tornambè




Le "Figure diluite" sono presentate su Fotografia Moderna.



Le “Figure diluite” sono inoltre accompagnate da un testo poetico di Fabio Strinati (poeta, compositore, aforista, artista visivo):


FIGURE DILUITE IN UN MAGNETISMO NEL VUOTO



Le forme cambiano la muta

disseminate in uno spazio

vuoto senza limiti

oltre un confine assottigliato

che rassomiglia a linee

di una fisionomia di ruggini

nella nebbia e scompare

in una scena

tra le rovine del tempo,



l’oblio che nell’antro

scompare in un ibrido

un languore di melanconia

tra le rime di una forma neutra.



Le forme indossano tracce

mescolate coi geni

di una clessidra in cellule

d’ossigeno in un manipolo

di immagini contorte

in contrasti visivi e sfocati

da ossessioni di uno sfogo

tra le fisime del tempo,



l’attimo che assume

la sua forma vaga fino a scomparire

in un pianto sdoppiato,

e quel sentimento nebuloso

che si disseta nel dissolvimento.



FABIO STRINATI



Nel grembo, acqua

In questa serie la figura umana diventa parte della natura stessa e dello scorrere del tempo. Sono fotografie in grado di raccontare l'acqua, soprattutto il mare e il suo essere in evoluzione continua. E, sentendosi un tutt’uno con il mare, l'uomo recupera la verità, l’essenza della vita. Trova legittimazione di sé stesso. Appagato da questo: sentirsi attraverso la natura e sentirsi parte di lei. Infinito. Abbandonato al suo scorrere anch’esso. Fatto di acqua, fonte di vita, che portiamo dentro e che ci portiamo dentro.


"Raccontare il mare è una necessità dell’uomo. Da sempre.

Assolutamente instabile  – come la vita stessa – è rassicurante proprio nella sua instabilità, il mare. E’ rifugio per l’anima inquieta, perché inquieto e mai uguale è anch’esso. E’ questo il segreto della sintonia tra uomo e mare; perché in esso l’uomo trova legittimazione alla parte più profonda della sua anima. Il mare è potente e affascinate, e può essere buono come cattivo, cambia e scambia: può portarsi via le cose belle, ma anche quelle brutte. Ma, comunque, ritorna sempre. E’ una presenza mutevole in sé stessa, ma fissa nel suo essere. Eterno,  punto di riferimento indiscutibile.

Il mare è avvolgente, ti prende la mente, incantatore e balsamo per l’anima.

Nei paesi di mare, nelle isole, guida la vita. Comanda lui. Comanda i pescatori, le navi, ma anche la gente comune. Il bucato sa di salsedine, è nell’aria, entra nelle case. Lo respiri, il mare. E’ il tuo umore quotidiano. E’ il limite oltre cui puoi andare.

Calmo è invito all’allegria, alla spensieratezza. Alla leggerezza.

In tempesta, ti entra dentro con l’urlo delle onde, con la salsedine che ti penetra la pelle e si avvinghia ai capelli. E ti grida la forza. La vita.

Il mare è potenza e meditazione. E’ respiro. E’ parte del tutto. E’ sollievo ed energia. Soprattutto è “sentire”. Amplifica le percezioni. Lui lo capisce, quello che provi, e te lo spiega. Quando sei in piedi sulla sabbia, e ce l’hai davanti, e  ne senti l’odore, il rumore costante delle onde che vanno e vengono, ti senti compreso. E’ il tuo stesso ritmo, che stai ascoltando. Sei confortato dalla sconfinatezza di questo ritmo, che ti circonda e arriva, vasto, oltre l’orizzonte. E dà legittimazione, questa sconfinatezza. I pensieri si dilatano, come la sua acqua. Puoi abbandonarti alla profondità, all’estensione, allo spazio, al tempo. Non conta più chi sei, dove sei, i problemi contingenti che hai. Sei parte del tutto, quando sei con mare. Esisti veramente. 

Ti sa spiegare la libertà – quella vera –, il mare. 

L’uomo ha bisogno. Del mare. 

Ha bisogno di camminare lungo le coste, di notte, guidato dal rumore delle onde e dalla luce di un faro e dalla luna soltanto. E’ in momenti come questi, che di un uomo si può vedere l’anima. Delicata presenza sospesa tra la apparente solidità della terra e la apparente mutevolezza del mare. Respiro della sera che arriva, a coprire i rumori e i colori del mondo. Spogliato di fronzoli. Eccolo a nudo: l’uomo davanti al suo mare. Pacatezza e sollievo.

E parrà di non essere solo: che dal mare salgano ombre a tenergli compagnia; e che il mare sia vivo, pregno di storia e di leggenda, e respiri insieme a lui.

L'uomo ha bisogno. Anche solo di una finestra. Sul mare." 


                                                                                                                                    Paola Tornambè


  


Tempesta interiore - Paola Tornambè


Tempesta esteriore - Paola Tornambè


L'anima del mare - Paola Tornambè


Una finestra attraverso - Paola Tornambè



Parte di questo lavoro è presente sul bellissimo sito di Tommaso Giaquinta: Artisti del Mare.


Questa serie fa parte della mia mostra personale: Nel grembo, acqua 14 - 31 luglio 2019, Spazio Eventi del Bastione Cefalù (Pa).